“Ma tira su quelle benedette spalle cretino!” fu la prima cosa che pensò vedendolo, mentre la seconda fu una ricerca rapida nella memoria del proprio aspetto controllato allo specchio prima di uscire per andare a casa di Laura. Con la mano cercava di sistemarsi la frangetta e intanto cercava spasmodicamente un qualcosa da dirgli o magari da proporgli per stare un po’ assieme. Tanto se aspettava che si decidesse lui…
“Ma perché dovrei poi?” si ribellò improvvisamente “ che me ne frega a me di quel gobbetto”. Si voltò di scatto verso il portone e riprese la chiave che aveva riposto nella borsetta. Aveva già fatto scattare la serratura elettrica quando cambiò nuovamente idea. Le era tornato in mente il giorno in cui lui le aveva detto che la sua voce gli ricorda Gianna Nannini, si erano messi a ridere tutti quanti e allora per reazione si era messa a ridere pure lei. E lui aveva fatto quella faccia! Forse era la prima volta che vedeva tanto dolore nella faccia di qualcuno. Neppure la sua amica Laura aveva sofferto così tanto quando il padre le mollò quel ceffone per quel po’ di rossetto. Eppure era stato un gran ceffone! Il paragone con Gianna Nannini le era piaciuto tanto e a casa quel giorno non aveva fatto che darsi della stupida per il suo comportamento. Inoltre aveva deciso che quello era stato il più bel complimento che avesse mai ricevuto e si era riproposta di chiedere scusa a Luca e addirittura ringraziarlo… alla prima occasione.
E non poteva essere questa l’occasione giusta? Una passeggiatina ai giardini di Piazza XXV Aprile, poi seduti su una panchina poteva finalmente rimediare a quella stupida risata.
“Me lo darà un bacio?” sentì il rossore che colorava il suo viso “ma cosa cavolo stai pensando scema!” E intanto se ne stava lì impalata a fissare il portone senza il coraggio di decidersi:
“Vado a casa! No! Si invece! Ma un’altra occasione così? E’ solo, io sono sola… potrei dirgli ‘ciao Luca posso parlarti un momento? Devo dirti una cosa da tanto tempo e non ne ho mai avuto occasione e oggi mi sembra il momento giusto’ ecco brava scema e allora perché non aggiungi: ‘sai Luca non capisco perché, sei gobbo, goffo (mi sa pure scemo) eppure mi piaci, io ti piaccio?’
Grrrrrrrrr.” Sapeva benissimo di piacergli, le avevano già raccontato come la guarda quando stanno in classe. Quando riusciva ad accorgersene era presa da una sensazione piacevolissima, non si riteneva una gran bellezza, ma lo sguardo di Luca la faceva sentire bellissima.
Finalmente nel negozio di dischi erano entrati un paio di clienti. Da dieci minuti Bruno e Michele giravano tra gli espositori fingendosi interessati quanto indecisi. Essendo i soli clienti fino ad allora, erano convinti che le commesse non li perdessero d’occhio. Per realizzare il loro piano, intascarsi l’ultimo cd di Irene Grandi, ci voleva almeno un cliente che distraesse una delle due commesse, all’altra ci avrebbe pensato Michele e così Bruno poteva facilmente infilarsi il cd all’interno del giubbotto.
L’ultimo cliente, un signore piuttosto anziano, finalmente chiese qualcosa alla commessa coi capelli rossi che lo accompagnò al piano rialzato del negozio riservato alla musica Jazz, Classica e Lirica.
“Vai, muoviti; spicciati, corri” fece Bruno.
“Ok ok sta calmo vado” rispose Michele, che però era un po’ deluso in quanto avrebbe preferito doversi occupare della rossa che gli piaceva un casino.
“Ciao bellezza, è vero che è uscita una nuova compilation degli U2? Mi fai vedere dove sta?”
La commessa prima squadrò Michele dall’alto in basso, poi caricò lo sguardo fino a trasformare la sua faccia in quella di chi sta veramente per vomitare e quindi rispose:
“Si bambino è vero, seguimi ti faccio vedere dove sta.”
Ma Michele più che seguirla, incollò gli occhi sul suo rotondissimo culo e si lasciò poi trascinare verso gli espositori che raccoglievano i gruppi rock stranieri.
La cosa era stata studiata bene, infatti in quella posizione la commessa era costretta a voltare le spalle a Bruno, il quale con un gesto sicuro (ah l’esperienza!) e rapido rubò l’agognato cd e si diresse poi verso Michele.
“Allora l’hai trovato questa benedetta compilation?”
“Si è questa… guarda.” E passò il cd all’amico che cominciò a scorrere i titoli dei pezzi proposti dai celebri ragazzi irlandesi. Michele intanto aveva incollato gli occhi questa volta sul seno della ragazza e mentre lui iniziava a sbavare lei stava iniziando a dare segni di sostenuto fastidio. C’era un bel ceffone che stava per esprimersi nella sua fragorosa potenza!
“Ma questi pezzi ce li abbiamo già tutti scemo! Domani te li masterizzo io e se ne manca qualcuno lo scarichiamo da Internet”
“Evvai man sei proprio mitico tu!”
“Guardate che è illegale quello che volete fare” intervenne la commessa in verità poco convinta di quello che stava dicendo. Primo perché sapeva benissimo che lo facevano tutti, e il misero andamento del negozio lo dimostrava fin troppo bene e poi, soprattutto, perché non vedeva l’ora che quei due balordi se ne andassero. Non li sopportava più.
“Dai andiamo adesso che Sergio ci aspetta al bar di Gino.”
A mezzo metro dai pannelli del controllo elettronico i due presero un respiro e corsero all’uscita. L’antifurto del negozio iniziò a urlare.
“Porca miseria non ce la faccio… i soldi non mi basteranno…” Luca ormai era in preda ad un angoscia tale da non riuscire a respirare. Per il giornalino e il gelato aveva speso 2500 lire e la madre gliene aveva date 10000 per comprare il latte, la pasta, il pane e lo zucchero… e il dentifricio accidenti. Aveva dimenticato il dentifricio!
Era la prima volta che spendeva il resto prima di fare la spesa. Le altre volte il massimo che gli poteva succedere era che sua madre si accorgesse della cosa, e spesso faceva finta di niente… spesso non sempre… Quando si arrabbiava era capace di sequestrargli tutti i fumetti e lasciarlo per giorni senza tv.
Stavolta però aveva esagerato, sarebbe tornato a casa senza il dentifricio e senza soldi.
Da alcuni minuti ormai non leccava più il gelato che colava lungo il cono di cialda al cacao e si apprestava ad appiccicarsi sulle mani sudatissime di Luca.
“A casa non ci torno! Me ne vado nel vicolo e mi lascio morire di fame e non mi troveranno mai!”
In quel momento i suoi pensieri furono bruscamente interrotti da un rumore simile a un fischio, si voltò verso la presunta provenienza di quel suono fastidioso: veniva dal negozio di dischi e senza capire cosa stesse succedendo vide un ragazzo di 14 15 anni che correva verso di lui guardandosi alle spalle. Non ebbe il tempo di scansarsi e il tipo lo investì in pieno. Istintivamente mise le mani avanti sacrificando l’ormai odiato gelato sul giubbotto di pelle del fuggitivo. Questi cadde a terra ma si rialzò in meno di un secondo; si guardò prima il giubbotto tutto imbratto e subito dopo vide Luca che guardò con un odio che fece cadere il ragazzino in uno stato di terrore puro.
Successe tutto in pochissimi istanti perché Bruno non poteva fermarsi e riprese a correre a testa bassa lungo il viale seguito da Michele che bestemmiava e insultava Bruno con tutto il suo repertorio di parolacce.
A terra Luca vide un cd di Irene Grandi ancora incelofanato.
continua