“Ehi ragazzino sei stato bravissimo.”
Dal negozio era uscita una ragazza coi capelli castani cortissimi, un paio di jeans aderenti e una magliettina rosa tutta attillata con una leggera scollatura che diceva a tutti: “ehi guardate qui!”.
Raccolse il cd e continuò:
“Hai fatto scappare i ladri sei proprio un grande eroe sai?”
L’allarme del negozio aveva finito di urlare e alcuni curiosi avevano formato un piccolo capannello vicino all’ingresso, raccontandosi l’un l’altro quello che avevano visto.
La ragazza pensò bene in quel frangente di approfittarne per curare l’immagine del negozio e, dopo aver strizzato l’occhio alla collega dai capelli rossi che naturalmente era uscita per vedere cosa stava succedendo, continuò ad elogiare Luca esagerando non poco sugli avvenimenti appena accaduti.
“Meriti proprio un premio ragazzino.” E con un ostentazione, badando bene che nessuno dei presenti si perdesse la scena, si sfilò dai jeans una cinquemila che prima stirò ben bene e poi porse con enfasi al ragazzo, con lo stesso gesto con cui si consegnano le medaglie al valore.
“Grazie” riuscì a balbettare Luca che non era ancora riuscito a proferire una sola parola e diventò più rosso di un pomodoro quando la ragazza si chinò per dargli un bacio sulla guancia, un istante prima di rientrare, tutta orgogliosa, nel negozio, assieme alla sua collega che si complimentava con lei.
A Luca non pareva vero. Era salvo. E lo avevano chiamato eroe. Ah se Lucia avesse visto!
Lucia aveva visto tutto e capito quasi nulla. Aveva sentito l’allarme del negozio di dischi e aveva visto i due uscire di corsa. Uno di loro si era scontrato con Luca ed era caduto, si era rialzato di scatto e si era rimesso a correre seguito dall’amico che pure si era fermato quando lo aveva visto a terra. Poi un piccola folla si era accalcata attorno a Luca e aveva visto quella puttanella dargli un bacio. Perché quella cosa gli aveva fatto salire il sangue alla testa? Che gliene importava a lei?
“Ok Lucia, vagli a chiedere che è successo. E come mai una “vecchia” si è messa a baciarlo davanti a tutti.”
Ora aveva un ottimo argomento per parlargli e aveva finalmente rotto ogni indugio.
Stava per incamminarsi verso il suo compagno di classe quando lo vide attraversare la strada. Ora era sul suo stesso lato e si dirigeva nella sua direzione.
“Lo aspetto qui. Si si, sembrerà ancora più casuale. Si buona idea” e appoggiò la schiena sul portone del palazzo nel quale abitava.
Mentre osserva impaziente Luca che procedeva a testa bassa lungo il viale, dalla traversa di via Manara vide sbucare i due che erano fuggiti dal negozio. Il cuore accelerò improvvisamente.
“Ehi bastardo”
Luca si voltò e il panico gli piombò addosso come un macigno che giunge a terra dopo una caduta di venti metri. Il tipo col giubbotto impiastricciato del suo gelato avanzava deciso. Stringeva i pugni e lo fissava con una ferocia che Luca non aveva mai visto neppure nei cattivi in televisione. L’altro aveva disegnato il viso con un ghigno soddisfatto e pieno di terribili promesse che Luca non capiva ma istintivamente temeva.
“Ehi bastardo, questa è opera tua figlio di puttana” digrignò Bruno facendo segno sulla macchia di gelato.
Luca riuscì a riprendere fiato e soprattutto tornò proprietario delle proprie gambe, si voltò e le usò per correre all’impazzata mentre la vista si appannava a causa delle lacrime che iniziavano ad affollargli gli occhi.
Si voltò un paio di volte e vide che lo seguivano, sentiva che urlavano ma non riusciva a distinguere le parole. Capì comunque che erano più veloci di lui e che presto lo avrebbero raggiunto.
“Pensa Luca, pensa in fretta, fatti venire un’idea. Quelli ti ammazzano”
Ma non gli venne in mente nient’altro che continuare a scappare. Non pensò neppure alla cosa più semplice: chiedere aiuto. Ma in fondo, sarebbe servito a qualcosa?
A un certo punto tutto il mondo crollò, quello che vide sconvolse la sua mente in modo definitivo: Lucia.
Stava sotto il palazzo dove abitava e mentre con una mano impediva al portone di chiudersi, chiamava Luca facendogli segno di entrare con lei nel palazzo.
Lucia lo stava guardando.
Lui stava scappando.
Lui stava piangendo.
Era un codardo e Lucia lo guardava.
Le passò accanto e non ebbe neppure il coraggio di guardarla. Proseguì la sua corsa senza accorgersi dello sguardo incredulo e disperato della sua amica.
Il vicolo! La sua nicchia! La salvezza era là. La salvezza a cui pensava ormai non riguardava più i suoi inseguitori ma solo la sua vergogna. Nel vicolo sarebbe diventato un altro, qualcuno più degno di vivere. Sentì la stretta della sua mano sul fumetto e percepì l’impazienza dei personaggi di uscire e avere la loro parte in quanto stava accadendo. Una parte che avrebbero saputo sostenere ben più degnamente di quello stupido ragazzino alto e ricurvo.
Luca riuscì a raggiungere la sua nicchia nel Vicolo degli Eroi prima di essere raggiunto da Bruno e Michele.
Srotolò finalmente il suo fumetto e, ancora ansimando per la terribile corsa, si immerse nella copertina. Gli furono necessari solo pochi istanti:
Per la prima volta in vita sua tirò su le spalle ben dritte e fece pace con la sua statura. Alzò lo sguardo e vide una luce purissima scendere su di lui e penetrarlo in ogni singola cellula. Seppe allora di essere fortissimo e di avere un potere soprannaturale e quando vide arrivare i due nemici provò compassione per quanto stava per succedere loro.
Allo sguardo furioso e avvelenato di Bruno, Luca rispose con un ghigno pieno di disprezzo.
Lucia aveva finalmente smesso di piangere. Dalla borsetta tirò fuori un pacchetto di fazzolettini di carta e sfilatone uno ci si asciugò gli occhi:
“Perdonami per non essere venuta al funerale, i miei non hanno voluto che mi alzassi dal letto. Dicevano che ero ancora troppo debole e forse avevano ragione. So che c’erano tutti, proprio tutti. Anche un sacco di gente che tu neppure conosci. Il sindaco, il prefetto, una marea di fotografi e c’era pure la televisione.”
Sentiva che gli occhi si stavano gonfiando un’altra volta di lacrime. Li strofinò ancora con il fazzollettino e riuscì a trattenersi:
“Li hanno presi sai? Hanno detto che è stato un incidente, che ti hanno dato solo una spinta, ma tu sei caduto battendo la testa su un mattone. I giornali dicono che secondo i dottori è andata proprio così. Ma loro hanno continuato a prenderti a calci…”
Questa volta Lucia non riuscì a trattenersi e ricominciò a singhiozzare. Sfilò un altro fazzolettino e piano piano si calmò:
“Io spero proprio che tu mi senta in questo momento perché devo dirti una cosa importantissima. Quando hai detto che la mia voce assomiglia a quella di Gianna Nannini, te lo ricordi? Sono stata una stupida a ridere, era un complimento bellissimo e mi ha fatto tanto piacere. Avrei voluto dirtelo un sacco di volte ma non ci sono mai riuscita. Ecco ora lo sai e spero tanto che mi perdoni.”
Lucia si chinò verso la foto di Luca e lasciò scivolare l’indice della mano destra sul viso del suo amico. Nella mano sinistra teneva un giornalino. Lo guardò ancora una volta:
“Spero che sia uno di quelli che piacevano a te.”
Posò il fumetto sulla tomba e si rialzò.
Sulla sua copertina spiccava un baldanzoso eroe in calzamaglia, tutto impettito con un braccio alzato verso il cielo.
Una luce purissima scendeva su lui e lo penetrava in ogni singola cellula.
Andipro